Le operazioni di import ed export nel settore del fashion sono soggette a specifici adempimenti doganali: la natura dei materiali, le lavorazioni e l’origine delle merci possono infatti determinare l’applicazione di regimi e controlli particolari.
Una corretta gestione di questi aspetti è fondamentale per ridurre il rischio di blocchi o irregolarità nel momento doganale.
Di seguito sono riportati alcuni elementi chiave da considerare nelle tue spedizioni:
CITES – Convenzione di Washington
La Convenzione CITES (Convention on International Trade in Endangered Species of Wild Fauna and Flora), nota anche come Convenzione di Washington, è un accordo internazionale siglato nel 1973 e oggi adottato da oltre 180 Paesi.
Ha l’obiettivo di garantire che il commercio internazionale di specie animali e vegetali non ne comprometta la sopravvivenza.
Nel settore fashion, materiali come pellami esotici (coccodrillo, serpente, altri rettili), piume, prodotti derivati da specie protette (come l’avorio) o legni pregiati, possono rientrare nell’ambito di applicazione della Convenzione.
L’inclusione di una merce negli elenchi CITES trasforma un’operazione commerciale standard in un processo regolamentato e monitorato, con impatti concreti sulle operazioni di import-export:
- Sistema di licenze e permessi
L’importazione e l’esportazione sono subordinate al rilascio di specifici permessi o certificati da parte dalle autorità competenti dei Paesi coinvolti. In Italia, la gestione è affidata al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica e ai Carabinieri CITES. - Punti di ingresso designati
Le merci soggette a CITES devono transitare esclusivamente attraverso uffici doganali abilitati, dotati delle competenze necessarie per i controlli tecnici. - Controlli sulle spedizioni
Le autorità doganali verificano la correttezza e la validità della documentazione prima dello sdoganamento. In assenza dei requisiti previsti, possono essere applicate sanzioni, inclusa la confisca della merce. - Classificazione delle specie
Le restrizioni variano in funzione del livello di tutela della specie, classificata nelle Appendici CITES (I, II e III), che determinano il grado di controllo applicabile.
Perfezionamento passivo
Il perfezionamento passivo è un regime doganale speciale che consente di esportare temporaneamente merci verso Paesi terzi per effettuare lavorazioni e reimportare successivamente il prodotto finito nell’Unione Europea.
È uno strumento particolarmente diffuso nel settore fashion, caratterizzato da filiere produttive distribuite a livello internazionale.
Il principale vantaggio riguarda il trattamento daziario: al momento della reimportazione, i diritti doganali (dazio ed IVA) vengono applicati esclusivamente sul valore della lavorazione effettuata all’estero, escludendo dalla tassazione i materiali precedentemente esportati per la lavorazione.
L’utilizzo del regime comporta alcuni elementi operativi da considerare:
- Autorizzazione preventiva rilasciata dall’autorità doganale territorialmente competente
- Contabilità idonea relativa alla tenuta del regime
- Rispetto dei tempi definiti in fase di autorizzazione
Se correttamente applicato, il perfezionamento passivo rappresenta uno strumento efficace per ottimizzare i costi doganali e gestire in modo efficiente produzioni internazionali.
Easy Free Back
La procedura Easy Free Back è un’agevolazione doganale che consente di semplificare la gestione dei resi provenienti da Paesi terzi, tipica soprattutto dei flussi e-commerce e retail.
Il meccanismo si basa sul rilascio di un’autorizzazione preventiva unica con validità annuale, che permette di gestire in modo semplificato le operazioni di rientro della merce, senza presentare una richiesta per ogni singolo reso, con un impatto positivo sull’operatività.
Elementi rilevanti della procedura:
- Autorizzazione preventiva unica: necessaria per accedere al regime
- Gestione semplificata dei rientri: riduzione delle pratiche doganali ripetitive
- Ottimizzazione dei flussi logistici: maggiore rapidità nelle operazioni di reso
- Riduzione delle pratiche doganali ripetitive
Easy Free Back consente quindi una maggiore efficienza nella gestione della logistica inversa.
Prodotti contenenti piuma
Per i prodotti tessili contenenti piuma, la normativa italiana prevede specifici requisiti sanitari in fase di importazione.
In particolare, è richiesto il rilascio di un Nulla Osta Sanitario prima dell’espletamento delle formalità doganali, al momento dell’arrivo della merce sul territorio italiano.
Questo controllo è finalizzato a garantire la conformità del prodotto rispetto alle normative sanitarie applicabili.
Requisiti operativi:
- Certificazione sanitario estero: necessario per la richiesta del Nulla Osta Sanitario
- Etichettatura dei capi: le etichette applicate sui capi devono riportare le indicazioni normative necessarie
La corretta gestione di questo adempimento è essenziale poter procedere con l’operazione doganale di importazione.
Classificazione doganale e origine delle merci
La classificazione doganale e la determinazione dell’origine rappresentano due elementi fondamentali nella gestione delle operazioni di import ed export nel settore fashion.
La prima consiste nell’attribuzione del corretto codice doganale alla merce, elemento determinante per l’applicazione di dazi, nonché per la corretta gestione delle misure extra tributarie. Nel fashion, alcune categorie — come le calzature — presentano un elevato livello di complessità.
Le regole di origine, invece, definiscono il Paese di origine della merce in base ai processi produttivi e alle lavorazioni effettuate: nel settore tessile, per esempio, queste risultano particolarmente articolate.
Determinare correttamente questi due aspetti è quindi essenziale per garantire la corretta applicazione della normativa doganale e prevenire criticità operative ed economiche.
La gestione doganale nel fashion si basa su una serie di strumenti e regimi che incidono direttamente sulle operazioni di import ed export. Una loro corretta applicazione consente di migliorare la compliance, ottimizzare i costi e ridurre i rischi lungo la supply chain.
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